In questi giorni Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ha dichiarato:
«Mentre il presidente Monti dice le bugie sulla crisi che sarebbe finita
ci sono persone che si suicidano. Quelle persone che si suicidano il
presidente Monti le ha sulla coscienza»
(Fonte Corriere.it )
Partendo dal fatto che personalmente ritengo ogni persona responsabile per le proprie azioni, quindi se uno si suicida lo ha deciso lui e il gesto non può ricadere sulla coscienza di nessuno, trovo la dichiarazione di Di Pietro un po' troppo forte e difficile da digerire per me.
Per prima cosa sono contrario a questa esasperazione nei toni della politica che non porta mai a nulla di buono, peggio che peggio sfruttando la morte di qualcuno alla ricerca di consenso.
Poi non bisogna dimenticare il passato, e non ci vuole molto per ricordarlo perchè basta una ricerchina su Google per trovare su Wikipedia la pagina dedicata a "Mani Pulite" con un paragrafo che parla di quella che viene chiamata "La stagione dei suicidi".
Usando lo stesso metro usato da Di Pietro la storia di "Mani Pulite" lo renderebbe in qualche modo responsabile dei suicidi di quel periodo, cioè quelli di Gabriele Cagliari, di Sandro Moroni e quello mai chiarito di Raul Gardini.
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venerdì 6 aprile 2012
sabato 10 dicembre 2011
Due pesi e due misure
Che la Chiesa Cattolica abbia un rapporto privilegiato con i governi italiani non è una novità, non è mia intenzione dire nulla di nuovo su questo tema perchè non è ancora successo nulla a cui non siamo abituati ormai da anni, però si è evidenziato un favoritismo esagerato nei confronti della Chiesa di Roma in questo periodo di tagli.
Come sempre due pesi e due misure, perchè se si reintroduce l'ICI per le prime case e si rivedono i moltiplicatori per le rivalutazioni per le abitazioni (da 100 a 160), i negozi (da 34 a 55) e gli uffici (da 50 a 80) non solo non si fa pagare l'ICI alla Chiesa per luoghi di culto a volte discutibili, ma il coefficente legato agli immobili di tipo B, ovvero conventi, collegi, scuole,seminari e convitti che rappresentano la parte di immobili commerciali per cui la Chiesa dovrebbe pagare le tasse, non viene cambiato e rimane invariato a 140. (fonte Il Fatto Quotidiano)
In seguito a questa disparità di trattamento sono nati su Facebook vari gruppi anticlericali e Micromega ha lanciato una campagna di raccolta firme che potete trovare qua: http://bit.ly/ici-chiesa, che ha già raggiunto quota centomila.
Il deputato PD Andrea Sarubbi ha dichiariato parlando dell'attuale clima di anticlericalismo: "Sarebbe bastato a questi signori mettere piede in una parrocchia per evitare di coprirsi di ridicolo. Se le parrocchie facessero pagare gli Enti locali per i servizi sociali offerti al territorio, l’ampiezza del loro credito sarebbe evidente. Tra il clericalismo ostentato e l’anticlericalismo represso c’e’ una sana via di mezzo: quella di una laicita’ serena, che alcuni miei colleghi evidentemente non hanno mai avuto la fortuna di sperimentare" (fonte Daw)
Peccato che l'On. Sarubbi si sia dimenticato che la Chiesa percepisce anche l'8 per 1000, che ammonta a circa un miliardo di euro e che dalla Chiesa viene speso così:
8% per missioni e interventi caritativi all'estero
12% utilizzato per interventi di carità in Italia
35% va agli stipendi dei quasi 40 mila sacerdoti italiani
mentre mezzo miliardo all’anno viene speso per imperscrutabili esigenze di culto, spese di catechesi, attività finanziarie ed immobiliari;
(fonte Byoblu)
Credo che l'8 per 1000 possa finanziare tranquillamente questi servizi che la Chiesa eroga sul territorio attraverso le proprie parrocchie senza doverle regalare anche l'ICI.
Come sempre due pesi e due misure, perchè se si reintroduce l'ICI per le prime case e si rivedono i moltiplicatori per le rivalutazioni per le abitazioni (da 100 a 160), i negozi (da 34 a 55) e gli uffici (da 50 a 80) non solo non si fa pagare l'ICI alla Chiesa per luoghi di culto a volte discutibili, ma il coefficente legato agli immobili di tipo B, ovvero conventi, collegi, scuole,seminari e convitti che rappresentano la parte di immobili commerciali per cui la Chiesa dovrebbe pagare le tasse, non viene cambiato e rimane invariato a 140. (fonte Il Fatto Quotidiano)
In seguito a questa disparità di trattamento sono nati su Facebook vari gruppi anticlericali e Micromega ha lanciato una campagna di raccolta firme che potete trovare qua: http://bit.ly/ici-chiesa, che ha già raggiunto quota centomila.
Il deputato PD Andrea Sarubbi ha dichiariato parlando dell'attuale clima di anticlericalismo: "Sarebbe bastato a questi signori mettere piede in una parrocchia per evitare di coprirsi di ridicolo. Se le parrocchie facessero pagare gli Enti locali per i servizi sociali offerti al territorio, l’ampiezza del loro credito sarebbe evidente. Tra il clericalismo ostentato e l’anticlericalismo represso c’e’ una sana via di mezzo: quella di una laicita’ serena, che alcuni miei colleghi evidentemente non hanno mai avuto la fortuna di sperimentare" (fonte Daw)
Peccato che l'On. Sarubbi si sia dimenticato che la Chiesa percepisce anche l'8 per 1000, che ammonta a circa un miliardo di euro e che dalla Chiesa viene speso così:
8% per missioni e interventi caritativi all'estero
12% utilizzato per interventi di carità in Italia
35% va agli stipendi dei quasi 40 mila sacerdoti italiani
mentre mezzo miliardo all’anno viene speso per imperscrutabili esigenze di culto, spese di catechesi, attività finanziarie ed immobiliari;
(fonte Byoblu)
Credo che l'8 per 1000 possa finanziare tranquillamente questi servizi che la Chiesa eroga sul territorio attraverso le proprie parrocchie senza doverle regalare anche l'ICI.
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venerdì 2 dicembre 2011
Il Governo dei Tabù
Oggi, ovvero il giorno dopo la celebrazione della Giornata Mondiale della Lotta all'AIDS, il Corriere della Sera ci informa che il Ministero della Salute avrebbe vietato l'uso del termine profilattico all'interno delle trasmissioni RAI. (Qui l'articolo)
Ovviamente il Ministero della Salute ha smentito il tutto.
Non mi pronuncio e non mi voglio pronunciare sulla verità o meno di queste affermazioni ma vorrei soffermarmi sul fatto che sono possibili sulla base del curriculum del nostro Ministro, e che se fossero vere oltre ad essere una disgustosa intereferenza nella laicità dello stato e dell'informazione in un momento di crisi dove abbiamo altre cose a cui pensare fanno riflettere sulle reali priorità di questo esecutivo.
Il mio concittadino Renato Balduzzi, ministro della Salute, è un giurista prestato alla sanità e fra le tante attività è stato direttore di Coscienza,il bimestrale dei Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di cui è stato il presidente, e all'ultima Conferenza sulla pastorale sanitaria ha dichiarato:
"Il diritto alla vita non è espressamente menzionato nella Costituzione italiana. Ma questo non significa che non sia presente in essa. Anzi, la circostanza che non sia espressamente menzionato da ancora più rilievo ad esso perché lo fa il presupposto di tutti i diritti."
Balduzzi è ovviamente un buon cattolico ed è effettivamente impegnato e vicino alla chiesa e pur non costituendo una prova o un peccato giustificherebbe e darebbe una motivazione all'indicazione anti-preservativo data alla RAI.
Tutto questo se fosse vero sarebbe una dannosa intereferenza all'informazione, dannosa non solo per la libertà di informare da parte di giornalisti ed esperti, ma dannosa per chi ascolta queste notizie date a metà. Se non faccio arrivare al pubblico il concetto che l'AIDS non solo è ancora in giro, ma non se ne parla più perchè poco di moda, ma che per debellarla uno dei metodi più efficaci è il preservativo sto trasmettendo un concetto sbagliato e su un tema del genere dove si parla di malattie mortali tutto questo è seriamente pericoloso.
Devo aggiungere che in un periodo come questo, dove in Italia ci sono ben altri problemi, dedicare tempo e fatica per assecondare le convinzioni religiose di un ministro, in uno stato laico, suona mostruosamente irrispettoso nei confronti di tutta la nazione che vive con apprensione questo momento di grandi incertezze sul proprio futuro economico.
Ovviamente il Ministero della Salute ha smentito il tutto.
Non mi pronuncio e non mi voglio pronunciare sulla verità o meno di queste affermazioni ma vorrei soffermarmi sul fatto che sono possibili sulla base del curriculum del nostro Ministro, e che se fossero vere oltre ad essere una disgustosa intereferenza nella laicità dello stato e dell'informazione in un momento di crisi dove abbiamo altre cose a cui pensare fanno riflettere sulle reali priorità di questo esecutivo.
Il mio concittadino Renato Balduzzi, ministro della Salute, è un giurista prestato alla sanità e fra le tante attività è stato direttore di Coscienza,il bimestrale dei Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di cui è stato il presidente, e all'ultima Conferenza sulla pastorale sanitaria ha dichiarato:
"Il diritto alla vita non è espressamente menzionato nella Costituzione italiana. Ma questo non significa che non sia presente in essa. Anzi, la circostanza che non sia espressamente menzionato da ancora più rilievo ad esso perché lo fa il presupposto di tutti i diritti."
Balduzzi è ovviamente un buon cattolico ed è effettivamente impegnato e vicino alla chiesa e pur non costituendo una prova o un peccato giustificherebbe e darebbe una motivazione all'indicazione anti-preservativo data alla RAI.
Tutto questo se fosse vero sarebbe una dannosa intereferenza all'informazione, dannosa non solo per la libertà di informare da parte di giornalisti ed esperti, ma dannosa per chi ascolta queste notizie date a metà. Se non faccio arrivare al pubblico il concetto che l'AIDS non solo è ancora in giro, ma non se ne parla più perchè poco di moda, ma che per debellarla uno dei metodi più efficaci è il preservativo sto trasmettendo un concetto sbagliato e su un tema del genere dove si parla di malattie mortali tutto questo è seriamente pericoloso.
Devo aggiungere che in un periodo come questo, dove in Italia ci sono ben altri problemi, dedicare tempo e fatica per assecondare le convinzioni religiose di un ministro, in uno stato laico, suona mostruosamente irrispettoso nei confronti di tutta la nazione che vive con apprensione questo momento di grandi incertezze sul proprio futuro economico.
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